Diario/chiacchiera

Spesso non ci si rende conto delle bugie che si raccontano a se stessi, sembra assurdo, eppure succede.

Stamattina mi ero persa nei miei pensieri, quando ad un certo punto è successo, mi sono resa conto di una bugia che per molti anni mi sono raccontata.

Non so se sia giusto chiamarla “bugia”, in quanto il dizionario la riporta come “falsa affermazione per trarre altri in errore a proprio vantaggio, o anche per celia”. Non sono sicura di definirla tale perché, in effetti, io a questa bugia ci credevo, non la ritenevo affatto una falsa affermazione.

Per molti anni è questo che mi sono detta: “io amo la vita“.

Mi sono detta che amo la vita perché adoro la natura, i colori del cielo e delle stagioni, perché l’aria che respiro a Napoli ha qualcosa di vero, crudo, semplice e insieme anche difficile.

Mi sono detta che amo la vita perché sto bene in salute, l’ho amata anzi di più quando una notte sognai che stavo per morire, così mi svegliai sentendomi più attaccata alla vita; l’ho amata ancora di più quando scoprii che quello che pensavo fosse un tumore maligno, in realtà si è poi rivelato un fibroadenoma, che insomma non è proprio la stessa cosa. L’ho amata di più anche quando sognai Cristo, che diceva quel messaggio il quale per me fu qualcosa di speciale, perché mi suggeriva: “Ricorda che le tue mani è come fossero quelle di Dio, quindi tutto quello che farai con le tue mani, è come se fosse opera Sua”.

Mi sono detta di amare la vita anche quando ho finalmente camminato per strada tenendo la testa alta; ho amato la vita quando ho trovato il coraggio di ribellarmi al bullo della classe che mi importunava da tre anni; ho amato la vita quando ho sentito di voler bene alla persona a cui tengo più al mondo, il mio fratellino. Ho detto di amare la vita quando, in fondo, era me che stavo amando, stavo amando il mio coraggio, il mio lato ottimista, i miei ideali, i miei principi, il bene che sentivo di fare agli altri.

Ma qualcosa, stamattina, mi ha fatto pensare che probabilmente, da quando ho iniziato a ripetere a me stessa, e a Dio, ogni giorno: “amo la vita”, non mi rendevo conto che stavo iniziando ad amarla sognando ad occhi aperti. Proprio così. Perché chi afferma che ama la vita, o anche chi ama una persona, o semplicemente chi ama se stesso, lo dice per un motivo, ovverso significa che sta vivendo quella cosa/persona che dice di amare. Ed io? No, io più di stare vivendo la mia vita, oggi tendo a sognarla ad occhi aperti. Mi perdo in fantasticherie, in desideri, mi cullo nel pensiero di un futuro diverso e sicuramente migliore, trascurando il dettaglio che il fututo arriva ogni secondo.

Da un po’ di tempo, ho poi smesso di farmi promesse, e invece fare promesse a se stessi è come darsi delle regole, e non si può vivere senza regole. “Regola”: una parolina che può risultare antipatica, perché fa pensare a qualcosa di imposto, ma se poi ci mettiamo un bel “re”, abbiamo il verbo “Regolare”. E regolare mica suona così brutto? Regolare è qualcosa che funziona, che funziona bene.

Credo di avere un’alta consapevolezza di me, ho una coscienza che mi parla in continuazione, la quale mi parla spesso di morale. Di fatto, però, tendo poi a perdermi, come se ci fosse in me un lato che proprio non vuole farsi dominare. Non ho ancora capito quale sia il suo nome, per ora ha tanti nomi, a seconda delle situazioni: pigrizia, insicurezza, paura, vergogna, indolenza, mondo.

Mondo. Ecco, questo è un altro punto. Non ho mai detto in vita mia di amare il mondo, tutt’al più lo rispetto in quanto non getterei mai una carta a terra. Aspè, forse in questo caso rispetto l’ambiente, però comunque il mondo fa parte dell’ambiente. Insomma, la vita è fatta di così tanti sottoinsiemi, che non bisognerebbe discernere un insieme dai relativi sottoinsiemi.

La mia morale mi dice che per me deve esistere tutto o niente, a volte allora ci riesco, altre volte dondolo fra due cose opposte, perché “sedersi al centro fa a tutti più comodo” (detto by Aria Mich 😂).

Eppure sento che mi sfuggono altre cose, forse altre “bugie”, mentre ci sono giorni in cui invece mi sento apposto con me stessa, ma penso sia umano.

Tra le tante cose che devo iniziare a fare, penso sia importante scrivere su carta gli obbiettivi e i piccoli desideri che si vogliono raggiugere. Riguardo i desideri, io non ne ho nemmeno di grandissimi, e non so se questo sia un male o un bene. In realtà, sono grandi probabilmente per me solo.

~ fine della chiacchiera… eppure ho ancora tanto da dire, ché un pensiero si collega ad un altro, ma non credo sia troppo utile per chi mi legge. Vorrei sempre scrivere per fare emozionare, non per raccontare questi fatti di vita-nonvita, anche perché non fanno nemmeno ridere 😆 .

Oggi però è successo! Mi sono svegliata così, con qualche parola da dire. Avevo pure delle domande inizialmente, ma sarà per la prossima volta di “apertura” 😂 . Anzi, magari scriverò di nuovo un articolo del genere, al raggiungimento di un dei miei piccoli desideri.

Passo e chiudo. Buona giornata!

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#Olibriadi: i libri più belli del 2017

Ringrazio per la nomina Pina Bertoli, di Il mestiere di leggere, e vi invito a visitare il suo sito a cui si dedica con cura! E intanto mi cimento anch’io in questa classifica per i miei 3 libri preferiti letti nel 2017!! Anzi, prima mi scuso per l’attesa! E devo dire che Pina è stata fortunata, perché ho iniziato a leggere seriamente dei libri proprio nel 2017!! Prima avevo la scuola e leggevo insomma solo per studiare, vagavo in siti di poesie, leggevo pezzetti tratti da libri. Lo so, mi state guardando male… comuuuuunque, bando alle ciance!

Regole:

  1. Inserite i creatori del tag Il Salotto Irriverente e D.A.vide Digital Art
  2. Ringraziate il blog che vi ha taggato
  3. Inserite il banner del tag (solo se pubblicate un post sul blog)
  4. Fotografate i tre libri che più vi sono piaciuti e che avete letto nel 2017 e fate la vostra classifica!
  5. Condividete la foto su Facebook, Instagram o sul vostro blog con l’hashtag #Olibriadi
  6. Taggate tre persone o tre blog.

salone

Eh bene, sono andata a leggermi la mia mini lista dei libri che ho letto nel 2017, sono giusto giusto 22! Pochini? Mi posso giustificare?! Mi piace interessarmi di un po’ di tutto! E allora tendo ad essere dispersiva nelle cose. Sta di fatto che, pure essendo solo 22 libri letti, sono più di tre che vorrei inserire in questa classifica, ma atteniamoci alle regole.

Primo libro in classifica: ah! Mi scuso per un’altra cosa… molti libri non sono cartacei, quindi vi tocca vedere immagini reperite dal web… (troppe delusioni sto dando in questo solo articolo).

Primo libro: Undici minuti, di Paulo Coelho.

È una storia tratta da fatti realmente accaduti. È una storia che parla d’amore, in modo davvero profondo. È la storia di Maria, una bambina e poi una donna brasiliana che finisce nel mondo della prostituzione per sfuggire dalla sua vita difficile, inconsapevole di cosa la aspetta in questa sua “nuova vita”, che aveva sognato con così tanta speranza. Per fortuna, incrocerà un pittore lungo il suo cammino, e scopriranno insieme il valore dell’amore. È un racconto che mi ha fatto piangere, e raramente ho pianto leggendo quegli altri ventuno libri! Questo solo per farvi capire che ne vale la pena leggerlo!

Secondo libro: La signora delle camelie, di Alexandre Dumas.

Altro libro che mi ha lasciata in lacrime, soprattutto quando poi ho scoperto che anche questa è una storia vera, vissuta dallo stesso autore! E come protagonista del racconto, tenterà di ricostruire la vita di Margherita (detta “la signora delle camelie”), una cortigiana protetta da un duca, ma amante di un certo Armand. È una storia d’amore anche questa, ma con l’aggiunta di un bel po’ di tristezza.

Terzo libro: Avrò cura di te, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini.

In questo libro, abbiamo come protagonista Gioconda, una ragazza che sembra avere ancora molto da imparare riguardo l’amore, e verrà in suo soccorso un angelo, Filèmone. I due si scambieranno lettere, e Gioconda scoprirà che Filèmone non è poi così lontano da lei, nel senso che in un certo modo le “appartiene”… ma non dirò altro! Dico solo che, alla fine della lettura di questo libro, sarebbe piaciuto anche a me avere un angelo come amico.

Citerei qualche altro libro, perché è vero che ne ho letti pochi ma, alcuni in particolare, mi hanno davvero conquistata! E spero che voi-mangiatori-di-libri, non abbiate già letto questi tre che ho citato, se no il mio contributo è stato inutile!

Ora non mi resta che taggare 3 persone, cosa alquanto ardua! Perché non vorrei disturbare nessuno, quindi se vi scocciate di partecipare, o siete poco lettori come la sottoscritta, potete anche ignorare questa mia richiesta. Cercherò di andare sul sicuro! E nomino le seguenti personcine:

Domenico Aliperto (ci scommettevi?!)

Giorgiana Bratu (spero ti faccia piacere!)

Daniele Corbo (curiosa di sapere delle tue letture)

E poi avrei nominato anche altre persone, non solo quelle che mi lasciano spesso commenti, ma anche quelle che appaiono di tanto in tanto… e niente, era la curiosità di sapere cosa leggete voi tutti! Che so, avrei nominato anche Rita, Alessandra, Massimo, Dora, Denken, Titti, Lachimicadelleparole, Judith… e altri ancora! Ma quanti siete?! Ho poi notato che altri sono già stati nominati, mentre altri ancora recensiscono nel proprio blog i libri che leggono, quindi nominarli sarebbe stato poco utile, giacché è un’attività che già fanno nel proprio spazio.

Insomma, partecipi chi voglia! E buon divertimento 🙂

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Enigma

Il video che vi riporto, è un pochino enigmatico. Troverete forti le espressioni del bambino; il titolo dice “solo venti”… che significato si può dare a questa musica?
Secondo me, potrebbe descrivere i rapporti umani, che vanno e vengono proprio come il vento. Ma, all’inizio, ogni rapporto sembra perfetto, proprio come un abito, come quella seta che tiene il bimbo tra le mani, all’inizio. Poi pian piano, quella seta, si sfila… e il bambino sembra volerla nuovamente ricucire, poi si stende su di essa e quasi si impiglia. Nel frattempo, quelle mura che aveva inizialmente intorno a sé, sono cadute: rappresentavano cosa? La fiducia? O le barriere e le paure che il bambino aveva fatto cadere per accogliere quella seta così preziosa?
All’inizio, il bimbo ha gli occhi lucidi e innocenti, come colmi di speranza; nel finale, l’espressione è ora più consapevole, come fosse divenuto “grande”. E poi quei fili rimasti così, sospesi, come se ora gli segnalassero la strada da seguire, oppure da evitare.

Tre ore a cercare di trovarci significati diversi 👀 voi ne avete altri? Curiosa di sapere cosa ne pensate!!

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Nella pioggia, un angelo

Sei entrato come luce,
fra le fessure del mio cuore:
per caso, senza intenzione.
Ma tu non lo sai, poiché sei
come il sole, che scalda chiunque,
mentre vive nel suo proprio cielo,
che talvolta si fa dolore.

Ed io cado, come pioggia
dalle tue mani, e brillo:
sono sotto le tue ali.

Eppure, s’io potessi!
Tu non sai: se tu fossi
patria mia, quanto vorrei
dissetarti! Ma ora – sola

– cado.

Per te solo,
dunque, sono:
canto.

Aria Mich

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Un mare di chiacchiere

Notavo che, scorrendo il mio sito, molti articoli sono spariti! Ma poi ho provato a visualizzare il sito dal pc, e allora lì si vedono tutti! Mha. Poi sono arrivata agli articoli più vecchi, e mi sono accorta che sono state rimosse le immagini… e chi mai le aveva rimosse?! Io! Come?? Perché arrivati ad un tot di immagini, wordpress ti dice che non puoi caricare altre immagini (se il tuo sito non è a pagamento), ed io ero convinta di fare spazio cancellando quelle presenti, senza immaginare che me le avrebbe cancellate automaticamente anche dagli articoli! Madò.
Comunque è bello rileggersi, alcuni pensieri li ho trovati belli, altri banali… è lo scorrere del tempo, ed un cervello che pure sta in fase di maturazione. Mi spiace che all’epoca il sito era seguito da pochissime persone, mentre ora è seguito da molte più persone, però sono io a scrivere di meno. In verità scrivo anche, ma è quel periodo in cui ogni pensiero che mi viene lo trovo sciocchino, e così non lo pubblico; altre volte non sento il bisogno di condividere i miei pensieri, perché mi dico che ci sono già tante persone che si danno voce… ed io? Io chi sono? Una fra tanti, persa e inabissata in questo mare. È una cosa stupida pensarla così, ma è vero! Ieri invece mi ero persa su YouTube, a volte lo faccio perché mi piace osservare la gente e vedere come si espone di fronte al mondo, una sorta di “studio umano” 😂 : è bello vedere come si esprimono le persone, chi si vede che è pieno di sé, chi è insicuro, chi gesticola, “vedere” insomma cos’hanno in testa. Allora, tra un canale e l’altro, guardavo video di adolescenti e addirittura bambini! Che si raccontavano come nulla fosse. Adolescenti che piangevano anche davanti lo schermo: raccontavano così, pubblicamente, le cose più intime. Anch’io, in un lontano passato, l’ho fatto (intendo scrivere eh, mai pubblicare video in cui piangevo), ma nel rileggermi dopo anni, ho provato un po’ di tenerezza nei miei confronti, e un po’ mi sono sentita ridicola. Era evidente che i miei sfoghi erano per cercare attenzioni, ma attenzioni da parte di chi? Da parte di estranei che non avrebbero mai potuto comprendermi veramente, giacché a volte non ti comprende nemmeno chi dice di volerti bene, figuriamoci. Questo pensiero non è certo confortante, perché si accende la consapevolezza di una solitudine profonda, così profonda che nessuno mai ci arriverà. Un po’ come se si volesse arrivare a toccare il fondo del mare con i piedi, cosa che avviene solo se sai nuotare! Ma non puoi certo stare in apnea per sempre… altrimenti affoghi.

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Tre anni qui!

Oggi, WordPress, mi informa che è l’anniversario del mio blog!
Colgo l’occasione per ringranziare le persone che si soffermano fra le mie righe, lasciando commenti o semplici “mi piace”.
Devo dire che, negli ultimi tempi, ho rallentato un po’, sia a scrivere qui che a leggervi tutti.
Un mese fa, ho chiuso definitivamente la pagina Facebook, in cui riportavo gli stessi pensieri che poi postavo qui. E’ insomma un periodo di “chiusura generale”. Ho spesso meno voglia di condividere i miei pensieri, qualsiasi spazio virtuale sia. Sento il bisogno di creare qualcosa di più “concreto”, e oggi – più di ieri – avverto l’illusione che danno questi social, in cui per quanto possano rubarti qualche sorriso, nella realtà poi ti imbatti nuovamente nella tua propria solitudine.
Allora io cerco di farmi amica questa solitudine, e moltissime volte ci riesco bene! Ma ogni tanto perdo l’equilibrio, probabilmente perché l’essere umano non è fatto per stare da solo. Ma non è giusto farmi bastare delle compagnie virtuali, perché la realtà esiste, ed io ho bisogno di imparare a stare nel mondo.
In verità, sono spesso combattuta, a volte sono colta dal disincanto… perché una vocina dentro me mi dice che nessuno mai mi “sentirà” come vorrei esser sentita. D’altra parte, mi piace credere che un giorno ciò possa avvenire, che un giorno incontrerò, faccia a faccia, una persona con la quale costruire un bel legame.
Una ragazza che magari abbia la mia stessa età, che abbia voglia di confidarsi con me ed io con lei, andare all’avventura, crescere e farci forza a vicenda… vorrei trovare insomma una migliore amica.
Riguardo l’amore, sono convintissima di non volerlo ancora!! Per tanti motivi: un po’ mi fa paura e non mi ci vedo ancora a condividere la mia vita con qualcuno, un po’ penso di non esserne ancora all’altezza, un po’ perché immagino i sentimenti come un qualcosa di fragile… ed io temo di non saperli gestire, temo di ferire il cuore della persona a cui dichiarerei il mio amore. Se si potesse decidere quando fare arrivare l’amore, io vorrei che arrivasse intorno ai 24, 25 anni, e magari avere dei bimbi intorno ai 30!! Ecco, desidero un giorno diventare mamma!! A volte ci penso e mi commuovo da sola, figuriamoci quando e se accadrà veramente. Crescerei questo bimbo amandolo con tutto il cuore, trasmettendogli dei valori, ascoltandolo tanto tanto, senza mai farlo sentire solo.
Nel frattempo, immagino la mia solitudine come una stanza dalle pareti bianche, pronte per essere dipinte delle mie passioni, le mie domande, da soprattutto un bel po’ di amor proprio.
Ho ancora tantissimo da imparare, ho fame di sapere, ho voglia di diventare una persona migliore… e nel frattempo il tempo sCorre!! E tra circa un mese sono ventidue anni, e mi sembrano troppi! Ne vorrei avere qualcuno in meno, magari diciannove, ma in fondo mi ritroverei con solo qualche insicurezza in più.
Per ora mi fermo con tutti questi pensieri, se no divento noiosa e non trovo più il punto!
Seppure in modo più lento, continuerò ad aggiornare il sito, e a leggere, di tanto in tanto, i blog a cui ormai sono affezionata…

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Arte…

Poesia di Konstantinos Kavafis ❤

 

(dettaglio di Amore & Psiche, di Antonio Canova ❤)

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Dolce attesa

Vorrei che adesso si fermasse
il tempo – quotidiano come il pane,
che non consumato diviene:
pane raffermo. Allora di fame
ci morirei, pur di non farmi
mangiare da esso. Giacché,
l’animo morente, non ha
che un sapore: dolce 
– l’attesa d’un infante.

Aria Mich

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Consapevolezza

La consapevolezza è il numero otto abbattuto che ora, steso a terra, segna l’irriducibile infinito, da cui non ne uscirai più che da vivo.

Aria Mich

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Come solo un fiore

È una di quelle rare sere
in cui mi sorride la luna,
complice la solitudine
che stasera riposa beata,
senza affanno né lacrima.
Vorrei che la notte durasse
il tempo d’un fiore che nasce:
tengo il seme nelle terre calde
del mio grembo innocente,
nel quale cresce forte,
senza il bisogno d’un padre.

E che io ricordi questa notte,
per le fioriture avvenire:
quando il cielo fuori è buio,
affinché dentro me sia luce.

Eppure inutile sarà ricordare!
Poiché l’anima non tende
alla vita breve d’un fiore.

Aria Mich

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Verso: questo eterno

La poesia rende immortale:
follia sopra le righe.
L’appendìce del cuore,
sua ramificazione.
Sfida il filo sottile del rasoio,
danza nel vuoto dell’aria.
Appendìce necessaria:
che sia essa un abbraccio,
talvolta del cuore il suo cappio.

Aria Mich

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In a manner of speaking 💗

Title: In a manner of speaking – Nouvelle Vague

In a manner of speaking
I just want to say
That I could never forget the way
You told me everything
By saying nothing

In a manner of speaking
I don’t understand
How love in silence becomes reprimand
But the way that I feel about you
Is beyond words

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Oh give me the words
Give me the words
That tell me everything

In a manner of speaking
Semantics won’t do
In this life that we live
We only make do
And the way that we feel
Might have to be sacrificed

So in a manner of speaking
I just want to say
That like you I should find a way
To tell you everything
By saying nothing

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Oh give me the words
Give me the words
That tell me everything

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Oh give me the words
Give me the words
That tell me everything.

Song 》

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Traduzione

Titolo: In un certo senso

In un certo senso
vorrei solo dire
che non potrò mai scordare il modo
in cui mi hai detto tutto
senza dire nulla

In un certo senso
non capisco
come l’amore silenzioso
possa essere avvilente
ma il mio sentire verso te
sta oltre le parole

Oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono nulla
oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono tutto

In un certo senso
la semantica non risolve
nella vita di ogni giorno
ce la facciamo bastare
ed il nostro modo di sentire
potrebbe venirne sacrificato

Quindi in un certo senso
vorrei solo dire
che come te sto cercando un modo
di dirti tutto
senza dirti nulla

Oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono nulla
oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono tutto

Oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono nulla
oh dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono tutto.

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Iniziazioni

Talvolta mi addormento
in lacrime, poiché prego
e parlo con Dio:
non conosco ancora
alcuna pace più grande.
Ma il risveglio è dimenticare
il bacio della buonanotte.

Aria Mich

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Musica delle 2…❤

Trovata per caso, simpaticissima!!

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Senza causa apparente

Stasera ho il male in corpo:
verso me, verso tutti
provo odio.
E’ un giorno raro,
come la caduta della neve
in un paese caldo.
Mi guardo allo specchio
e mi detesto: vorrei cancellare
ciò che sta dentro
quel riflesso.
Mi sento cinica e acida
senza volerlo, anzi:
chi mai lo avrebbe detto?!
No, non è questo il mio regno!
Ove la rabbia è al governo,
senza causa né intento.
Vorrei trovare l’origine
di tale male, così somigliante
ad un capriccio infantile.

Aria Mich

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